Il mondo dei funghi
Orazio Caldarella
La flora micologica del territorio godranese è una delle più ricche di tutto il panorama regionale con circa 500 specie tra basidiomiceti(Foto 178) ed ascomiceti(Foto 179). Un esercito di specie a cui sono affidati compiti fondamentali nell’ecosistema boschivo, primo tra tutti la decomposizione della materia organica in decomposizione e la rimineralizzazione del suo contenuto. La maggior parte di esse vive nelle trame del suolo, nella lettiera, sul legno marcescente o come parassita sugli alberi. L’habitat boschivo è ideale per la loro proliferazione considerata la grande disponibilità di sostanza organica che essei utilizzano come nutrimento.
Il Basidionicete
Mycena arcangeliana
su un tronco marcescente

L'Ascomicete
Daldinia concentrica.
In sezione il suo tipico accrescimento per l'appunto concentrico

In linea di massima il periodo di fruttificazione coincide con la stagione autunnale anche se non mancano casi di fruttificazioni invernali o primaverili. A fine estate, quando la temperatura è ancora mite, l’arrivo delle precipitazioni innesca nel micelio la fase riproduttiva che si manifesta con la generazione di corpi fruttiferi(Foto 180) dotati di forme e dimensioni alquanto differenti, chiamati comunemente funghi. La produzione è, dunque, condizionata dai fattori ambientali ed è strettamente connessa all’andamento delle precipitazioni, per cui si possono verificare delle annate con fruttificazioni abbondanti ed annate particolarmente povere, ciò in funzione di una maggiore o minore aridità stagionale.

Il fungo dell'inchiostro (Coprinus comatus)
spesso cresce su terreni ricchi di materia organica
In realtà sono proprio i corpi fruttiferi (i cosiddetti funghi), ad attrarre in questo territorio schiere di raccoglitori provenienti dalla città o dalle zone limitrofe. Tradizionalmente l’attenzione dei locali si è sempre concentrata su poche specie fungine come quelle del gruppo di Pleurotus eryngii che decompongono le parti morte di alcune ombrellifere e che include il Fungo di Ferula su Ferula communis (var. ferualae; d.= Funciu i Ferra)(Foto 181), la varietà su Eryngium campestre (var. eryngii; d.= Funciu i Pani Cavuru), la varietà su Elaeoselinum asclepium (var. elaeoselini; d= Funciu i Ddabbisi)(Foto 182) o l’affine Gelone (Pleurotus ostreatus)(Foto 183), che qui viene spesso chiamato Funciu i Chiuppu (Fungo di Pioppo) creando una sorta di fraintendimento col vero Piopparello (Agrocybe aegerita).
A questi si aggiungono i Prataioli (Agaricus sp. pl.), la Mazza di Tamburo (Macrolepiota procera)(Foto 184) e quello che sicuramente rappresenta per i godranesi il fungo per eccellenza ovvero la Geotropa (Clitocibe geotropa; d.= Funciu i rota), un fungo tardo autunnale oggetto di una forma di venerazione da parte dei cercatori locali di ogni generazione.
Il Fungo di Ferula
(Pleurotus eryngii var. ferulae)
uno dei funghi
maggiormente apprezzati

U Funciu i Ddabbisi
(Pleurotus eryngii var. eleaoselini)
meno frequente del precedente ma altrettanto apprezzato


Il Gelone (Pleurotus ostreatus)
su legno di Pioppo (Populus nigra)

La Mazza di Tamburo (Macrolepiota procera)
uno dei funghi più appariscenti del territorio
Negli ultimi decenni, una più attenta informazione veicolata anche attraverso gli scambi con i raccoglitori provenienti da tutta la provincia ha fatto sì che l’elenco delle specie raccolte dai locali si ampliasse notevolmente, inserendo anche funghi pregiati come i Porcini (Boletus sp. pl.)(Foto 185) ed i Leccini (Leccinum sp. pl.), l’Ovulo buono (Amanitha caesaria)(Foto 186), il Finferlo (Cantharellus cibarius), il Chiodino (Armillaria mellea), la Trombetta dei morti (Craterellus cornucopioides)(Foto 187), ed altri ancora. L’accrescimento della cultura micologica ha senza dubbio portato alla comprensione del ruolo cruciale dei funghi all’interno dell’ecosistema boschivo e più in generale ha favorito il contatto con un mondo che necessita di un approccio rispettoso e competente, anche al fine di evitare spiacevoli esperienze di intossicazione.

Il Porcino nero (Boletus aereus)

L'Ovulo buono (Amanita caesaria)
La Trombetta dei morti
(Craterellus cornucopioides)

Ma i funghi sono molto altro ancora. Le forme particolari ed i colori talora sgargianti hanno sicuramente affascinato l’uomo, un po’ per curiosità ed un po’ per timore. Ma è con lo studio scientifico che si è arrivati a comprendere l’enorme valenza ecologica di queste forme di vita capaci di raggiungere elevatissimi livelli di specializzazione. Anche nel territorio godranese sono state riscontrate specie dalla particolare ecologia. I cosiddeti carbonicoli, ad esempio, (Anthracobia macrocystis, Anthracobia melanoma, Coprinus angulatus, Faerberia carbonaria, Hebeloma anthracophilum, Peziza subviolacea, Pholiota highlandensis, Psathyrella pennata, Pyronema domesticum, Tephrocybe ambusta, T. anthracophila e T. atrata) prediligono habitat puntuali come vecchie carbonaie, superfici percorse dagli incendi o, più banalmente, i bracieri dei barbecue domenicali.
In un territorio a forte impronta zootecnica non potevano mancare le specie coprofile, talune adattate esclusivamente allo sterco bovino (Cheilymenia aurantiaco-rubra, Copelandia cyanescens e Psilocybe merdaria) altre a quello equino (Psathyrella coprophyla). Vi sono poi anche i funghi ipogei, ovvero i cosiddetti tartufi (Tuber aestivum e Tuber rufum), dotati di micelio e corpi fruttiferi sotterranei. O ancora, specie legate a particolari substrati vegetali come le infiorescenze amentiformi di alcune querce (Ciboria amentacea), le cupule delle ghiande (Ciboria batschiana e Hymenoscyphus fructigenus), i ricci di Castagno (Rutstroemia echinophila), gli strobili delle Gimnosperme (Mycena seynii, Strobilurus stephanocystis e Strobilurus tenacellus) o anche i corpi fruttiferi di altri generi di funghi (Nyctalis parasitica e Suzygospora tumefaciens).
Certo è che i funghi, alla stessa stregua delle piante e degli animali, contribuiscono a fare di questo territorio uno dei più interessanti di tutta la Sicilia. Nei boschi di Godrano vivono infatti alcune specie particolarmente rare come Agaricus benesii, Amanita decipiens, Arrhenia spatulata, Cheilymenia aurantiaco-rubra, Hohenbuehelia mastrucata, Macrotyphula fistulosa, Myriostoma coliforme, Ossicaulis lignatilis, Nyctalis parasitica, Psathyrella cotonea, Rhodotus palmatus, Volvariella caesiocincta e Xerocomus roseoalbidus, testimoni di un’integrità ambientale e di un pregio naturalistico non indifferenti.